Un’orchestra russa fra le rovine di Palmira

Ho letto con interesse, ma non senza alcune perplessità, la notizia del concerto che l’Orchestra Sinfonica del teatro Mariinsky di San Pietroburgo ha tenuto il 6 maggio scorso nell’antico anfiteatro romano di Palmira, la città della Siria centrale che è stata protagonista della furia distruttiva e omicida dell’Isis e che il mese scorso è stata conquistata dall’esercito di Assad, con il decisivo intervento delle forze russe. Fra queste splendide testimonianze del passato passaggio dei Romani, lo ricordiamo, i terroristi del “Califfo nero” hanno perpetrato terribili delitti poi trasmessi in tutto il mondo e lo stesso patrimonio archeologico, magnifico nella sua conservazione, è stato più volte deturpato con sistematicità.


Protagonista del concerto, fra le comprensibili imponenti misure di sicurezza, dovute anche al fatto che a pochissima distanza dal sito ancora si combatte e imperversano i bombardamenti, il maestro russo Valery Gergiev, grande direttore d’orchestra di indiscusso valore artistico, nonché grande amico e sostenitore di Vladimir Putin, non nuovo a queste manifestazioni culturali a ridosso di eventi di guerra.

Proprio lo stesso presidente è apparso su un grande schermo, davanti al pubblico composto prevalentemente da soldati russi, civili siriani, rappresentanti di alcuni governi, tra i quali Francia, Serbia, Perù e Siria, e dell’UNESCO e alla presenza del ministro della cultura russo.

Putin ha espresso la propria gratitudine nei confronti di coloro che si impegnano attivamente nella lotta contro il terrorismo e ha salutato questo concerto, intitolato “Preghiera per Palmira. La musica dà vita alle antiche mura“, come un «un simbolo di gratitudine, memoria e speranza».

A ulteriore conferma del marchio esclusivo di questo concerto, il programma, anch’esso quasi interamente russo, con musiche di Bach, Shchedrin e Prokofiev.

Poco da eccepire da un punto di vista formale, per questo segno di riconquista di un prezioso luogo simbolo della cultura e della storia affermato tramite il concerto, ma molte sono le perplessità dal punto di vista della sostanza.

Che il concerto si configuri come un simbolo auto celebrativo della “Grande Madre Russia” appare innegabile, del tutto simile del resto a eventi simili del passato. Confermato dalla diretta televisiva dell’emittente di stato di Mosca che ha diffuso le immagini del concerto alternandole con quelle delle truppe militari russe impegnate attivamente a sostegno della liberazione di Palmira. Ricorda le operazioni “culturali” come l’Ouverture 1812 di Čaikovsky o Alexander Nevskij, il film del 1938 di Ejzenštein con musiche di Prokofiev, che però appartengono a un passato che al giorno d’oggi forse avremmo voluto superato.

La musica quindi è stata di fatto spogliata del suo profondo significato di linguaggio universale simbolo di fratellanza fra popoli e culture diverse, di pace e armonia nella bellezza, per ridursi a strumento di propaganda di un’operazione, fra l’altro, sulla quale si addensano pesanti nubi e responsabilità più o meno occulte della nazione organizzatrice ma anche di tutta la comunità internazionale.

La questione infatti non è tanto la matrice russa di questo evento, quanto l’evento in sé, concepito in maniera unilaterale, propagandistico, parziale, perché non decisivo e soprattutto, ripeto, in un clima tutt’altro che chiaro per quanto concerne le responsabilità internazionali.

La condanna ferma del terrorismo e l’impegno del mondo della cultura devono sicuramente prendere le distanze da qualsivoglia intento di auto celebrazione nazionalistica e quindi operare a un livello sovranazionale ed esprimere chiaramente un ideale universale tramite un linguaggio anch’esso universale e così da tutti espresso e recepito. Diversamente, pur nella validità dell’esito artistico, si ricondurrà il tutto a una insanabile frattura che in questo caso porta alla perplessità e poi all’oblio se non alla diffidenza, nel caso invece di un “prodotto” artistico occorre del tempo e una oggettivizzazione per liberarlo da scomode sovrastrutture.

Ma la modernità, purtroppo, è fatta di immagine, non di ideale, e questo in tutti i campi, nel bene e nel male, e anche fra le “vie di mezzo”, che rasentano l’una e l’altra parte.

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WhatsApp in grassetto

WhatsAppWhatsApp si è ormai conquistato un ruolo da protagonista nella nostra ordinaria comunicazione, nelle comuni attività private come anche sul lavoro, e non c’è quasi momento della giornata in cui non compaia sul nostro smartphone una nuova notifica di un messaggio privato o di un ennesimo gruppo del quale spesso anche nostro malgrado siamo membri, grazie allo zelo di qualche nostro contatto.

Saranno pure effetti della dipendenza da social dei nostri tempi, sicuramente da tenere sotto controllo, ma in ogni caso il mezzo fa ormai parte della nostra storia e della nostra società, quindi l’atteggiamento migliore è forse quello di un uso consapevole, più che di un netto rifiuto aprioristico dietro il quale magari spesso si cela un uso clandestino, e sempre un atteggiamento che riesca a dominare e non a farsi dominare dal mezzo, che va considerato, appunto, per ciò che esso è: un medium.

Tralasciando queste considerazioni preliminari, che come spesso mi accade prendono la mano, passiamo alle ultime novità che vengono offerte all’utente con le nuove versioni per iOS e per Android

Con l’ultimo aggiornamento è possibile arricchire la chat con la formattazione del testo, utilizzando gli stili grassetto, corsivo e barrato, proprio come si è abituati a fare nelle applicazioni di videoscrittura.

Niente sembra modificato nell’interfaccia, e infatti a prima vista non si comprende bene come utilizzare queste nuove possibilità. La formattazione del testo infatti si ottiene adoperando all’interno della chat dei marcatori, proprio come si farebbe con il linguaggio HTML, e non agendo, come ci si sarebbe aspettati, tramite dei pulsanti.

I marcatori da utilizzare sono:

  • l’underscore ( _ ) per il corsivo
  • l’asterisco ( * ) per il grassetto
  • la tilde ( ~ ) per il barrato

I simboli ovviamente devono essere inseriti prima e dopo la parola o frase che si vuole decorare e i marcatori possono essere utilizzati anche in combinazione, per unire stili diversi. 

Non è sicuramente la modalità più intuitiva e rapida per arricchire la formattazione, tuttavia, prendendoci un po’ la mano, può essere utile e gradevole da utilizzare.

In pensione gli elefanti del Circo Barnum, con una fetta di storia della musica

elefanti del circo Barnum

L’ultima apparizione in pubblico degli elefanti del circo Barnum (foto ANSA)

L’Ansa riporta la notizia dell’ultimo spettacolo con protagonisti gli elefanti del Circo Barnum, un numero storico della compagnia americana Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus, che intorno al 1906 acquisì il Barnum & Bailey “Greatest Show on Earth”.Il pubblico ormai non mostra più di apprezzare i numeri con gli animali; un tempo gli spettacoli circensi erano forse gli unici modi per apprezzare realmente esemplari rari ed esotici, diversamente visibili solo attraverso illustrazioni. Ai tempi d’oggi invece prima la televisione e ora Internet danno la possibilità di conoscere come sono realmente tutte le specie animali, e poco importa se non dal vivo, abituati come siamo ormai al “virtuale”.

Inoltre la diffusa sensibilità animalista ha giustamente sollevato parecchi dubbi non solo sulla liceità dell’esibizione degli animali in atteggiamenti che esulano dal loro normale comportamento, ma anche sui mezzi utilizzati per forzare l’esecuzione di tali atteggiamenti.

Il circo Barnum quindi, vista anche la proibizione da parte di vari comuni americani dell’uso di alcuni strumenti specifici per l’addestramento dei pachidermi, ha mandato in scena per l’ultima volta i suoi sei elefanti asiatici e con un ultimo giro di pista, al suono dell’inno americano, li ha collocati in pensione e destinati a un nobile scopo di ricerca contro il cancro, in una location a loro più adatta. Pare infatti che il patrimonio genetico degli elefanti contenga elementi particolarmente interessanti per supportare la lotta contro il cancro.

I famosi pachidermi del circo Barnum sono stati però anche protagonisti di un’importante pagina della storia della musica.

Igor Stravinsky (fonte Wikipedia)

Igor Stravinsky (fonte Wikipedia)

Per essi infatti Igor Stravinsky scrisse la Circus Polka, un breve e interessante brano che fu presentato al pubblico del Madison Square Garden il 9 aprile del 1942.

La Polka, “per un giovane elefante”, come recita il sottotitolo, ha una divertente storia alle spalle. George Balanchine, il grande coreografo amico di vecchia data di Igor Stravinsky, raggiunse il compositore al telefono per fare da intermediario nella commissione di un brano destinato a un numero circense, il cui protagonista era il giovane elefante Modoc, stella del circo Barnum, che portava in groppa Vera Zorina, la ballerina allora moglie di Balanchine; al numero prendevano parte anche altri quarantanove elefanti in tutù e altrettante ballerine.

Pare che al telefono Stravinsky, con la sua proverbiale prontezza di spirito e ironia, avendo sentito che il pezzo era destinato a degli elefanti, avrebbe accettato solo dopo essersi assicurato che si trattasse di giovani elefanti.

Il risultato è un brano di eccellente fattura, di grande ironia e originalità, con tutti i tratti tipici del linguaggio stravinskiano.

Con una densità strumentale propria dello Stravinsky neoclassico, la Polka è molto vicina allo spirito di Petrushka ed è caratterizzata, come sempre nel compositore russo, da un continuo e sapiente spostamento di metro, accentuato dall’agrodolce delle dissonanze armoniche, elementi che forse avranno non poco disorientato gli elefanti ma che fanno di questo brano uno degli importanti capolavori in miniatura di Stravinsky.

Si tratta ovviamente di una stilizzazione della danza, non certo di una vera e propria polka, la cui struttura ritmica è appunto sempre contraddetta dai procedimenti tipicamente stravinskiani cui si alludeva poc’anzi. Quando il ritmo si avvia, verso la fine del brano, a una maggiore “stabilità” il compositore presenta una sonora citazione della Marcia militare in re maggiore D733 di Franz Schubert.

La prima pagina della Circus Polka

La prima pagina della Circus Polka

La Circus Polka è un brano estremamente interessante, di difficile esegesi e collocazione. Il compositore, come riferisce Charles Joseph, l’avrebbe definita una satira simile alle pitture di Toulouse-Lautrec, mentre Roman Vlad la spoglia da qualunque intento caricaturale e satirico, notando come con questo brano l’ironia di Stravinsky da acida si sia fatta affettuosa; ciò che resta, appunto, è questo enigmatico “capolavoro in miniatura”, è la capacità sempre nuova di Stravinsky di “stare al gioco”, per dirla con Andrée Boucourechliev, e presentare con questo brano “la natura archetipa della musica da circo”.

Alla prima il brano fu presentato in un arrangiamento realizzato da David Raksin per la formazione che accompagnava gli spettacoli, ma ben presto il compositore presentò la “sua” versione, a Boston, e da allora il brano ha conosciuto un buon successo, anche se, purtroppo, spesso dello sterminato catalogo stravinskiano ciò che si ascolta e si incide è ben poca parte.

Buona fortuna quindi agli elefanti del circo Barnum, eredi inconsapevoli di un riflesso del genio stravinskiano.

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elefanti del circo Barnum

L’ultima apparizione in pubblico degli elefanti del circo Barnum (foto ANSA)

L’Ansa riporta la notizia dell’ultimo spettacolo con protagonisti gli elefanti del Circo Barnum, un numero storico della compagnia americana Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus, che intorno al 1906 acquisì il Barnum & Bailey “Greatest Show on Earth”.Il pubblico ormai non mostra più di apprezzare i numeri con gli animali; un tempo gli spettacoli circensi erano forse gli unici modi per apprezzare realmente esemplari rari ed esotici, diversamente visibili solo attraverso illustrazioni. Ai tempi d’oggi invece prima la televisione e ora Internet danno la possibilità di conoscere come sono realmente tutte le specie animali, e poco importa se non dal vivo, abituati come siamo ormai al “virtuale”.

Inoltre la diffusa sensibilità animalista ha giustamente sollevato parecchi dubbi non solo sulla liceità dell’esibizione degli animali in atteggiamenti che esulano dal loro normale comportamento, ma anche sui mezzi utilizzati per forzare l’esecuzione di tali atteggiamenti.

Il circo Barnum quindi, vista anche la proibizione da parte di vari comuni americani dell’uso di alcuni strumenti specifici per l’addestramento dei pachidermi, ha mandato in scena per l’ultima volta i suoi sei elefanti asiatici e con un ultimo giro di pista, al suono dell’inno americano, li ha collocati in pensione e destinati a un nobile scopo di ricerca contro il cancro, in una location a loro più adatta. Pare infatti che il patrimonio genetico degli elefanti contenga elementi particolarmente interessanti per supportare la lotta contro il cancro.

I famosi pachidermi del circo Barnum sono stati però anche protagonisti di un’importante pagina della storia della musica.

Igor Stravinsky (fonte Wikipedia)

Igor Stravinsky (fonte Wikipedia)

Per essi infatti Igor Stravinsky scrisse la Circus Polka, un breve e interessante brano che fu presentato al pubblico del Madison Square Garden il 9 aprile del 1942.

La Polka, “per un giovane elefante”, come recita il sottotitolo, ha una divertente storia alle spalle. George Balanchine, il grande coreografo amico di vecchia data di Igor Stravinsky, raggiunse il compositore al telefono per fare da intermediario nella commissione di un brano destinato a un numero circense, il cui protagonista era il giovane elefante Modoc, stella del circo Barnum, che portava in groppa Vera Zorina, la ballerina allora moglie di Balanchine; al numero prendevano parte anche altri quarantanove elefanti in tutù e altrettante ballerine.

Pare che al telefono Stravinsky, con la sua proverbiale prontezza di spirito e ironia, avendo sentito che il pezzo era destinato a degli elefanti, avrebbe accettato solo dopo essersi assicurato che si trattasse di giovani elefanti.

Il risultato è un brano di eccellente fattura, di grande ironia e originalità, con tutti i tratti tipici del linguaggio stravinskiano.

Con una densità strumentale propria dello Stravinsky neoclassico, la Polka è molto vicina allo spirito di Petrushka ed è caratterizzata, come sempre nel compositore russo, da un continuo e sapiente spostamento di metro, accentuato dall’agrodolce delle dissonanze armoniche, elementi che forse avranno non poco disorientato gli elefanti ma che fanno di questo brano uno degli importanti capolavori in miniatura di Stravinsky.

Si tratta ovviamente di una stilizzazione della danza, non certo di una vera e propria polka, la cui struttura ritmica è appunto sempre contraddetta dai procedimenti tipicamente stravinskiani cui si alludeva poc’anzi. Quando il ritmo si avvia, verso la fine del brano, a una maggiore “stabilità” il compositore presenta una sonora citazione della Marcia militare in re maggiore D733 di Franz Schubert.

La prima pagina della Circus Polka

La prima pagina della Circus Polka

La Circus Polka è un brano estremamente interessante, di difficile esegesi e collocazione. Il compositore, come riferisce Charles Joseph, l’avrebbe definita una satira simile alle pitture di Toulouse-Lautrec, mentre Roman Vlad la spoglia da qualunque intento caricaturale e satirico, notando come con questo brano l’ironia di Stravinsky da acida si sia fatta affettuosa; ciò che resta, appunto, è questo enigmatico “capolavoro in miniatura”, è la capacità sempre nuova di Stravinsky di “stare al gioco”, per dirla con Andrée Boucourechliev, e presentare con questo brano “la natura archetipa della musica da circo”.

Alla prima il brano fu presentato in un arrangiamento realizzato da David Raksin per la formazione che accompagnava gli spettacoli, ma ben presto il compositore presentò la “sua” versione, a Boston, e da allora il brano ha conosciuto un buon successo, anche se, purtroppo, spesso dello sterminato catalogo stravinskiano ciò che si ascolta e si incide è ben poca parte.

Buona fortuna quindi agli elefanti del circo Barnum, eredi inconsapevoli di un riflesso del genio stravinskiano.

L’ultima apparizione in pubblico degli elefanti del circo Barnum (foto ANSA)

L’Ansa riporta la notizia dell’ultimo spettacolo con protagonisti gli elefanti del Circo Barnum, un numero storico della compagnia americana Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus, che intorno al 1906 acquisì ilBarnum & Bailey “Greatest Show on Earth”.Il pubblico ormai non mostra più di apprezzare i numeri con gli animali; un tempo gli spettacoli circensi erano forse gli unici modi per apprezzare realmente esemplari rari ed esotici, diversamente visibili solo attraverso illustrazioni. Ai tempi d’oggi invece prima la televisione e ora Internet danno la possibilità di conoscere come sono realmente tutte le specie animali, e poco importa se non dal vivo, abituati come siamo ormai al “virtuale”.

Inoltre la diffusa sensibilità animalista ha giustamente sollevato parecchi dubbi non solo sulla liceità dell’esibizione degli animali in atteggiamenti che esulano dal loro normale comportamento, ma anche sui mezzi utilizzati per forzare l’esecuzione di tali atteggiamenti.

Il circo Barnum quindi, vista anche la proibizione da parte di vari comuni americani dell’uso di alcuni strumenti specifici per l’addestramento dei pachidermi, ha mandato in scena per l’ultima volta i suoi sei elefanti asiatici e con un ultimo giro di pista, al suono dell’inno americano, li ha collocati in pensione e destinati a un nobile scopo di ricerca contro il cancro, in una location a loro più adatta. Pare infatti che il patrimonio genetico degli elefanti contenga elementi particolarmente interessanti per supportare la lotta contro il cancro.

I famosi pachidermi del circo Barnum sono stati però anche protagonisti di un’importante pagina della storia della musica.

Igor Stravinsky (fonte Wikipedia)

Igor Stravinsky (fonte Wikipedia)

Per essi infatti Igor Stravinsky scrisse la Circus Polka, un breve e interessante brano che fu presentato al pubblico delMadison Square Garden il 9 aprile del 1942.

La Polka, “per un giovane elefante”, come recita il sottotitolo, ha una divertente storia alle spalle. George Balanchine, il grande coreografo amico di vecchia data di Igor Stravinsky, raggiunse il compositore al telefono per fare da intermediario nella commissione di un brano destinato a un numero circense, il cui protagonista era il giovane elefante Modoc, stella del circo Barnum, che portava in groppa Vera Zorina, la ballerina allora moglie di Balanchine; al numero prendevano parte anche altri quarantanove elefanti in tutù e altrettante ballerine.

Pare che al telefono Stravinsky, con la sua proverbiale prontezza di spirito e ironia, avendo sentito che il pezzo era destinato a degli elefanti, avrebbe accettato solo dopo essersi assicurato che si trattasse di giovani elefanti.

Il risultato è un brano di eccellente fattura, di grande ironia e originalità, con tutti i tratti tipici del linguaggio stravinskiano.

Con una densità strumentale propria dello Stravinsky neoclassico, la Polka è molto vicina allo spirito di Petrushka ed è caratterizzata, come sempre nel compositore russo, da un continuo e sapiente spostamento di metro, accentuato dall’agrodolce delle dissonanze armoniche, elementi che forse avranno non poco disorientato gli elefanti ma che fanno di questo brano uno degli importanti capolavori in miniatura di Stravinsky.

Si tratta ovviamente di una stilizzazione della danza, non certo di una vera e propria polka, la cui struttura ritmica è appunto sempre contraddetta dai procedimenti tipicamente stravinskiani cui si alludeva poc’anzi. Quando il ritmo si avvia, verso la fine del brano, a una maggiore “stabilità” il compositore presenta una sonora citazione della Marcia militare in re maggiore D733 di Franz Schubert.

La prima pagina della Circus Polka

La Circus Polka è un brano estremamente interessante, di difficile esegesi e collocazione. Il compositore, come riferisce Charles Joseph, l’avrebbe definita una satira simile alle pitture di Toulouse-Lautrec, mentre Roman Vlad la spoglia da qualunque intento caricaturale e satirico, notando come con questo brano l’ironia di Stravinsky da acida si sia fatta affettuosa; ciò che resta, appunto, è questo enigmatico “capolavoro in miniatura”, è la capacità sempre nuova di Stravinsky di “stare al gioco”, per dirla con Andrée Boucourechliev, e presentare con questo brano “la natura archetipa della musica da circo”.

Alla prima il brano fu presentato in un arrangiamento realizzato da David Raksin per la formazione che accompagnava gli spettacoli, ma ben presto il compositore presentò la “sua” versione, a Boston, e da allora il brano ha conosciuto un buon successo, anche se, purtroppo, spesso dello sterminato catalogo stravinskiano ciò che si ascolta e si incide è ben poca parte.

Buona fortuna quindi agli elefanti del circo Barnum, eredi inconsapevoli di un riflesso del genio stravinskiano.

La Seconda Preghiera per Organo in tournée con Leonardo Ciampa

La locandina di un concerto di Leonardo Ciampa

La locandina di un concerto del M° Leonardo Ciampa

Prosegue la tournée europea del M° Leonardo Ciampa, organista e compositore americano di origini italiane, che stabilmente vive e lavora a Boston.

Nel programma di questo ciclo di concerti è presente in ogni data la Seconda Preghiera per Organo “Sub tuum praesidium confugimus“, originariamente scritta da Andrea Amici proprio per una precedente tournée europea del Maestro americano ed eseguita per la prima volta in Austria, a Dürnstein, nel 2008.

Il 3 agosto 2015 le note di questo brano sono risuonate ad Agno, in Svizzera, assieme a musiche di Brahms, Franck, Widor, Bacchini e dello stesso Ciampa.

 

Musica per organo di Andrea Amici a Loreto

La partitura delle Preghiere per Organo di Andrea Amici sul leggio dell’organo della Basilica di Loreto La partitura delle Preghiere per Organo di Andrea Amici sul leggio dell’organo della Basilica di Loreto.

La sera del 21 luglio 2015 nella magnifica cornice della Basilica della Santa Casa di Loreto il Maestro Leonardo Ciampa, organista e compositore di Boston, terrà un concerto d’organo nell’ambito della sua tournée italiana; aprirà il programma con la Preghiera per Organo Sub tuum praesidium confugimus di Andrea Amici, composta nel 2008 e dedicata, assieme alle altre due Preghiere per organo, allo stesso M° Ciampa che le ha eseguite in prima assoluta in Austria e negli Stati Uniti.

Le Preghiere per organo sono una meditazione musicale su un testo sacro latino, riportato in partitura, ed espresso nel suo intimo significato attraverso le note; la musica tende  a “meditare” e approfondire stati d’animo propri della preghiera, cercando di interpretare ciò che prova lo spirito nell’atto di recitare un testo sacro fermandosi, ripetendo, meditando, ritornando indietro a rivivere momenti spiritualmente profondi e intimi.

Maggiori informazioni sulle Tre Preghiere per Organo.

Visualizza su Musicamultimedia.net

http://www.musicamultimedia.net/amici/2015/07/21/musica-per-organo-di-andrea-amici-a-loreto/

Su musicamultimedia.net “Alfred Hitchcock Presents…”

Su musicamultimedia.net, all’indirizzo http://www.musicamultimedia.net/amici/2015/07/06/alfred-hitchcock-presents-2/, la pagina dedicata al mio brano “Alfred Hitchcock Presents…”, un omaggio musicale ad Alfred Hitchcock e ai “suoi” compositori; una suite per orchestra su colonne sonore per i film di Alfred Hitchcock:

  • Charles Gounod: Marche funèbre d’une marionnette
  • Bernard Herrmann: North by Northwest (Prelude)
  • Bernard Herrmann: Vertigo (Scene d’amour)
  • Bernard Herrmann: Psycho (Prelude)
  • Miklos Rózsa: Spellbound

Sul mio canale YouTube anche un’animazione

Alle pendici dell’Etna il paradosso si integra a EXPO 2015

Il 6 luglio 2015 alle ore 16,30 verrà presentato al Cluster Bio-Mediterraneum il cortometraggio “Alle pendici dell’Etna il paradosso si integra” realizzato dall’I.C. Pestalozzi – Centro E.d.A. n.4 in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Catania, nell’ambito del programma “L’Etna e le sue eccellenze“.

La colonna sonora del cortometraggio è stata composta, orchestrata e realizzata da Andrea Amici.

Maggiori informazioni sulla realizzazione del cortometraggio alla pagina http://www.pestalozzi.cc/ic/la-pestalozzi-a-expo-2015/ del sito istituzionale dell’Istituto Comprensivo Pestalozzi di Catania.

In preparazione una pagina sulla colonna sonora.

Visualizza su musicamultimedia.net: http://www.musicamultimedia.net/amici/2015/07/02/alle-pendici-delletna-il-paradosso-si-integra-a-expo-2015/